Fu la scuola ad aprirmi con stupore e meraviglia il sipario sul palcoscenico della vita. Vita vissuta sui banchi e poi dalla cattedra, ma pur sempre tra i banchi di scuola.
   Il primo incontro tra me e la scuola fu del tutto fortuito e inaspettato. Lo racconto nella pagina autobiografica dal titolo Il mio primo giorno di scuola. Fu da me vissuto come sogno, un sogno che da allora mi ha sempre intricata e mai delusa. Da studente la frequenza scolastica è sempre stata per me un navigare verso rotte che mi rendevano sempre più forte e consapevole, più padrona degli spazi, più in sintonia con il tutto.
   Da insegnante, all’entusiasmo, all’impegno, alle responsabilità prettamente
cognitive ed educative, si aggiunsero anche quelle di guida e di sostegno. Ero insegnante ma dovevo anche essere in cordata con i miei ragazzi. Fu con questa consapevolezza che, già madre di cinque figli, con le mie classi portai a termine meravigliosi progetti tra cui, soprattutto, una nutrita raccolta di racconti popolari e due gemellaggi, con reciproca andata e ritorno, soggiorno in famiglia e frequenza scolastica, il primo con una classe della scuola Media di Santa Anastasia in provincia di NA e il secondo con una scuola di Haarus, in Danimarca. Col senno del poi quest’ultima esperienza si potrebbe definire un Erasmus ante litteram. Comunque, furono esperienze avveniristiche per quei tempi. Presentai il progetto all’allora Provveditore agli studi che, garbatamente, mi disse che non se la sentiva di assumersene la responsabilità e che, se proprio ci tenevo, potevo realizzarlo a fine anno scolastico nei mesi estivi, sgravando la scuola da ogni eventuale impegno. Fu così che, in accordo con la scuola danese si decise di realizzarlo in agosto, un mese per noi di vacanza scolastica e per loro di inizio di anno scolastico. Questo mi consenti tra l’altro di accettare la compartecipazione al viaggio di alcuni genitori che ne avevano fatto richiesta.
   Per la raccolta di racconti popolari mi rivolsi alle famiglie chiedendo la loro la
collaborazione. Genitori e nonni si offrirono, con generosità ed entusiasmo.
Non mancarono altre iniziative attraverso le quali si realizzò in maniera dinamica e producente non solo una collaborazione scuola-famiglia ma anche un’apertura degli orizzonti geografici, storici e culturali.
   Da me informata, la televisione nazionale italiana inviò in Ostuni una troupe televisiva.
L’avvenimento, vissuto come un fatto epocale, coinvolse e sconvolse con orgoglio non solo la scuola ma anche tutta la comunità cittadina. Il servizio fu mandato in onda su scala nazionale nel programma Trenta minuti giovani.
   La scuola per me, alunna e insegnante, è sempre stata una palestra di vita innervata dallo scambio reciproco. Ho dato ma ho ricevuto tanto, più di quanto abbia mai donato. Lo dico non per falsa modestia. La scuola ha risvegliato e rafforzato in me potenzialità assopite, mi ha ridonato la gioia di grandi e piccole cose quali un sorriso, un bigliettino anonimo, con solo due parole, stracolmo di dolcezza, un farsi di lato per cedermi il passo non solo a scuola ma anche oggi per le strade della vita e questo lo annoto in una pagina del mio diario.
   La scuola ha fatto di me un’unità inscindibile tra passato e presente, ha operato in me
un amalgama d’ogni esperienza, di quelle vissuta da me e da altri, sintetizzandole in un tempo senza tempo in cui il presente è legato al passato e il passato al presente.